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Titolo:"La' dove barriscono gli elefanti"
di: Biancamaria Natrella
November 10, 2013, 3:46 pm

Namibia 2013 (18/09-07/10) ovvero "La' dove barriscono gli elefanti". Quello che colpisce in Namibia e' la varieta' dei paesaggi. In questa terra perennemente arida, dove il deserto del Namib e' il piu' antico del mondo, la Natura si e' sbizzarrita, prodigandosi in una profusione di forme e colori, cosi' che ogni angolo e' una sorpresa. Paradiso del naturalista, qui 134 specie di mammiferi selvatici si nutrono, marcano i territori e si riproducono; qui' flora e fauna sopravvivono nonostante le condizioni durissime dovute alla siccita'. Paradiso del geologo, con la ricchezza di minerali e rocce, le viscere di questa terra sono le pagine di un libro aperto nelle quali leggere la storia geologica dell'intero pianeta. Paradiso dell'antropologo, la Namibia e' un crogiolo di culture in cui convivono almeno undici gruppi etnici principali, i piu' antichi della terra, e si parlano decine di lingue diverse. Qui' si ripercorre il cammino dell'Umanita'. Da Windhoek al deserto del Namib. Per raggiungere la Namibia ci vogliono piu' di 24 ore di viaggio. Cosi', partiti da Venezia nel primo pomeriggio del 18 settembre, giungiamo a Windhoek nel pomeriggio del giorno dopo. Tre coppie, che scopriranno ben presto di essere affiatate e perfettamente in sintonia: Margherita e Antonio, io e Pierantonio, Vivian e Mirko. (19 sett) All'aeroporto di Windhoek ci accoglie la nostra guida, Rolando Meneguzzo, tour operator altamente professionale e insostituibile compagno di viaggio. L'aeroporto dista dalla citta' 40 km, cosi' abbiamo il tempo di osservare l'ambiente che ci circonda. Siamo a 1700 metri di altitudine, sul vasto altopiano che sconfina con il deserto sabbioso. Ma anche qui e' gia' deserto: pietre e sterpaglia. Gia', perche' non piove da un anno e mezzo e non c'e' segno di verde. Sull'altopiano si ergono isolate montagne; la citta' si disperde sulle alture. (20 sett) Sole sfolgorante e aria frizzantina mentre passeggiamo per le vie del centro. Windhoek non offre molto e ha un aspetto moderno. La sua storia e' infatti recente, poco piu' di un secolo. Negli ultimi trenta anni ha avuto uno sviluppo notevole, passando da 80.000 abitanti agli attuali piu' di 400.000. Il Centro Artigianato e' un'attrazione per il turista e in particolare la lavorazione delle pietre preziose. Stupenda la rara Tanzanite blu o viola. Inoltre le Meteoriti di Gibeon in Post St Mall, la Christuskirche, il Museo Nazionale. Ma la vera citta' e' a Katukura. Ci allontaniamo dal centro, oltrepassiamo la zona industriale e ci inoltriamo tra le basse case che poi diventano baracche di lamiera: un'enorme baraccopoli che si dilata sulle colline. Manca l'acqua e la corrente elettrica, eppure c'e' un ordine inusuale e non manca il sorriso sulle labbra della gente. Nonostante la maggioranza della popolazione della Namibia viva in poverta', la capacita' di sorridere non e' mai andata perduta. Lasciamo la citta' e ci spostiamo verso nord, verso Okapuka Ranch, riserva privata dove vivono in liberta' animali di ogni tipo. Intorno allo stagno al limitare del lodge facoceri e gnu brucano indisturbati; un grosso coccodrillo sonnecchia nel fango. Vicino, le carcasse delle sue prede. Un breve safari per visitare l'area. Vi vivono varie razze di antilopi: l'Alcelafo dal manto bruno o rossiccio e dalle corna contorte; l'Impala, animale gregario con grande capacita' riproduttiva, dove le femmine vivono in grandi harem posseduti dai maschi dominanti, mentre i subordinati fanno gruppo a se'; lo SpringBok dall'aspetto simile ad una gazzella. E' un'antilope nomade dall'agile salto. Poi gnu regali, eleganti Orici dalle lunghe corna, giraffe e struzzi. Infine Rinoceronti Bianchi, rari in questa parte di Africa. L'animale piu' diffuso e' pero' il Facocero. Lo si trova ovunque; scava profonde buche nel terreno, e' erbivoro ed e' dotato di lunghe zanne che gli conferiscono l'aspetto preistorico. A sera, mentre tutti insieme godiamo della cena conviviale, attraverso le vetrate come in un film, osserviamo gli animali che si avvicinano a mangiare l'erba verde del prato e abbeverarsi alla fontana, illuminati dalla luce della luna piena e sotto una volta stellata che fa da tetto a questo palcoscenico. (21 sett) Un forte e gelido vento da est si e' abbattuto per tutta la notte sull'altopiano; ha staccato i grossi semi a forma di lobo dell'Acacia Erioloba dalle lunghe spine e dai fiori gialli simili alla mimosa e ora giacciono sul prato. Ci dirigiamo verso sud-ovest, verso il deserto e verso il mare. Il paesaggio che attraversiamo e' l'esempio dell'avanzare della desertificazione. Sono le brulle montagne dell'Hakos. Giungiamo a Rehoboth, a 85 km da Windhoek. E' abitata dai Baster, gruppo etnico meticcio, frutto dell'incrocio tra i bianchi ed etnie locali. Abbandoniamo l'asfalto per la strada sterrata che si inoltra in una distesa sconfinata, regno del silenzio. Un sottile velo di sabbia rossa, frutto dell'erosione continua, ricopre il terreno. Man mano che procediamo verso il Namib la vegetazione diventa sempre piu' bassa e rarefatta e sulle acacie compaiono i nidi condominio, associazione di nidi opera dei tessitori sociali, passeri comuni. Con l'aspetto di un grande tetto di paglia, sono un intreccio di erbe e pagliuzze. Ogni filo e' un volo; ogni buco e' un nido, ogni nido e' una coppia di uccellini. Le alture ondulate, formate dall'accumulo dei detriti portati dal vento, arenarie e graniti, hanno l'aspetto di dune aranciate. In un continuo saliscendi, immersi in questa tavolozza, raggiungiamo a 1650m il passo Spreetshoogte spazzato dal vento. Da qui la vista e' spettacolare: e' la visione aerea del Namib con le sue creste, le sue ferite, le sue distese infinite. L'emozione e' inevitabile. Una vertiginosa discesa di 600m ed eccoci arrivati nel "Nulla". Il Namib Piano piano la vita del deserto si svela ai nostri occhi. L'Orice e' il simbolo della Namibia. Ha lunghe corna, sottili nella femmina, piu' corte e grosse nel maschio. E' ben adattato a questa aridita' e alle alte temperature. Il raffreddamento del cervello e' infatti reso possibile dalle ampie cavita' nasali e trattiene l'acqua concentrando urina e feci. Anche lo struzzo e' una presenza usuale in questo ambiente: la femmina dal piumaggio marrone, il maschio nero. Anche il Kori Baster e' un grosso volatile dal collo lungo; e' poco propenso al volo, cosi' corre ben mimetizzato tra sassi e sabbia. Solitaire, famoso per la torta di mele, e' un punto di sosta e di ristoro ed e' un brulicare di vita. Le poche case sono circondate da stormi di passeri e corvi; Glossy Starling dal manto irridescente nero cangiante blu svolazzano sulle acacie e gli scoiattoli del deserto scavano le loro tane nella sabbia. La terra che stiamo attraversando emerse dai mari 2 miliardi di anni fa. L'antico deserto che si estende parallelamente alla costa atlantica e che e' un susseguirsi di km di sabbia e rocce, con una varieta' di paesaggi sempre estremi, ha dune fossili di arenaria compatta che risalgono a 140.000 mila anni fa e rocce nere di basalto che rivelano un'antica attivita' vulcanica. Giungiamo al Hoodia Lodge sotto la montagna al limitare del pianoro sassoso. Una breve corsa in macchina e poi sull'altura a dominare lo splendido tramonto sorseggiando vino bianco e mangiando frutta secca e salame di orice. Dalle rocce spunta la sagoma chiara della Moringa Ovaliforme, quasi un fantasma in questa esplosione di rossi. Il vento soffia terribile mentre ci infiliamo sotto il piumino nel letto riscaldato dalla borsa dell'acqua calda. Il cielo e' pero' terso come un cristallo, rischiarato dalla luna e dalle stelle. (22 sett) Il vento ci ha accompagnato tutta la notte, ma i primi raggi dell'alba hanno rivelato il cielo di cristallo e un nitore di forme e colori; le montagne, le loro cime aranciate. Per raggiungere Sossusvlei, la cui porta di accesso e' Sesriem, che vuol dire "sei cinghie", percorriamo 75km. Le dune, che coprono un'area di 32.000 kmq, sono tra le piu' antiche del mondo, formatesi milioni di anni fa con la sabbia di origine fluviale trasportata dal fiume Orange fino al mare, poi depositata sulla costa dalla corrente del Benguela e modellata dalla diversa direzione dei venti, tanto da assumere la forma a stella. La composizione in silice e ossido di ferro conferisce alla sabbia il meraviglioso color rosso, punteggiato dai frammenti di mica. Quando piove, Sossusvlei diventa un'enorme pozza di acqua effimera dove sostano i pellicani. Oltrepassata l'entrata del parco, la stada procede in valle tra le dune. Un fiume sotterraneo l'attraversa; la sua presenza e' data dal canyon scavato e dagli alberi ad alto fusto che rivelano l'acqua. Sotto i raggi del sole sempre piu' alto all'orizzonte, le dune si vanno via via modellando ai nostri occhi, se ne evidenziano i colori e le forme, mentre le ombre ne sottolineano le sinuosita'. Il vento le pettina e dalle creste alza fumi aranciati. Ma la sabbia e' pesante per il ferro e la mica e ne frena l'azione, cosi' le forme si modellano lentamente o si compattano, trasformandosi nelle dune fossili. Raggiungiamo la duna 45, la piu' battuta dal turismo. Il vento forte sferza mentre cerchiamo di arrampicarci sulla sommita'; la sabbia brucia il volto e oscura la vista. Procediamo a testa china e infine rinunciamo. Ma la' dove e' riparato dal vento, il sole e' caldo e rassicurante. Un cartello ci dice che Sossusvlei dista ormai 5km. La strada lascia il posto alla pista sabbiosa: e' il letto del fiume costellato di acacie erioloba. Sobbalzando nella sabbia, raggiungiamo il Big Daddy, "montagna" di sabbia alta 400 m; di fronte la Big Mama. Un gufo sul ramo ci da il benvenuto all'inizio del sentiero che porta alla Valle Morta. Sulla sabbia rossa c'e' il verde tenue della !nara, i cui frutti pieni di acqua consentono la sopravvivenza agli animali. Una breve salita; al dila' della duna si apre una conca bianca dalla quale si innalzano sagome di alberi scheletriti. Era un antico lago formato dall'antico fiume. Bloccata dalle dune, l'acqua e' evaporata e il lago e' andato lentamente prosciugandosi, portando a morte ogni forma di vita. Il fondale solidificato e' un grande cretto a forme esagonali, quasi un "selciato dei giganti". Il posto ha un fascino indescrivibile. Emozione e' il biancore che sfavilla tra le dune, emozione sono le lucertoline e i Toktokkie nella sabbia; emozione e' un brindisi di fronte a tanta magnificenza. Un canyon lungo 1km e' quanto l'antico fiume ha lasciato, testimonianza della sua opera nel corso del tempo. Sabbia e ciottoli trascinati dall'impeto delle sue acque e depositati ce ne descrivono la portata e il lento, progressivo inaridimento. Ora rimane le gola scavata dal fiume Tsauchab, e i suoi abitanti: pesci gatto nelle pozze, babbuini, uccelli e anche le vipere. La Costa Atlantica (23 sett) Lasciamo il deserto e ci spostiamo verso la costa. Oltrepassato il Tropico del Capricorno, ci dirigiamo verso il Canyon scavato dal fiume Gaub con la strada che sembra scendere nelle viscere della terra, per poi continuare attraverso un paesaggio assolutamente lunare, arido e privo di vita, dove i sedimenti stratificati, dolerite e quarzi, creano fossati che si allungano come spine dorsali di dinosauri. Oltrepassiamo il passo di Kuiseb, in cui il canyon scavato dal fiume e' un fenomenale spettacolo geologico e raggiungiamo il punto panoramico di Carp Clif (?) con vista mozzafiato sulla valle. Il pianoro che segue senza confini e' l'habitat della Zebra di montagna; anche l'Orice e' sempre presente. Pietre nere denotano una passata attivita' vulacanica. E' Dolerite altamente ferrosa. A Swakopmund siamo sulla costa. Ma prima una sosta per osservare la famosa Wewitschia Mirabilis, pianta fossile appartenente alle conifere, la cui esistenza puo' durare piu' di mille anni. (24 sett) Swakopmund ha l'aria di un'asettica cittadina europea (museo del cristallo) e non ha nulla di africano, a differenza di Walvis Bay, il cui centro e' preceduto dalle baraccopoli dove vive la gente di colore. Walvis Bay e' uno splendido porto naturale, riparato dalle onde impetuose dell'oceano da una lingua di sabbia che si chiama Pellican Point e che e' un pullulare di vita. Vi vivono, infatti, fenicotteri rosa dalle lunghe zampe, cormorani, pellicani dal volo radente e un numero incommensurabile di Otarie. La citta' e' famosa per la lavorazione del pesce, per il taglio dei diamanti ed e' un'attrazione turistica. L'aria e' fredda e carica di umidita' quando saliamo sul catamarano per l'escurzione nella baia. Invogliata dall'offerta di cibo, un'otaria sale insieme a noi, i cormorani reclamano sulle spalle del comandante e persino un pellicano cerca cibo. La barca si avvicina al cordone sabbioso; si scorgono le otarie che qui vengono a partorire e sostano tre mesi, con i loro piccoli dal manto scuro, giocherelloni in acqua, sonnacchiosi a terra. I grossi maschi si aggirano trascinandosi goffamente. In mare nuotano i delfini dal ventre bianco. Piccoli, vivaci, saltano a gruppi davanti a noi, stupendoci ogni volta. L'acqua e' fredda, non raggiunge gli 8 gradi, ma e' ricca di plancton proveniente dall'Antartide portato dalla corrente fredda del Benguela, la cui influenza sul clima permette la vita al limitrofo deserto. Gli allevamenti di ostriche trovano qui l'habitat ideale. Ostriche e champagne sul ponte della nave, mentre il vento freddo ci taglia il viso e il cielo si rannuvola sempre piu'. Lampi all'orizzonte quando saliamo sul 4x4 alla scoperta delle dune fino a Sandwich Harbour. Al limitare della baia, gli stagni salmastri ospitano una quantita' incredibile di fenicotteri rosa e fenicotteri minori che fluttuano insieme, filtrando l'acqua e nutrendosi di alghe e piccoli molluschi. Piu' in la' le saline che producono il 90% del sale dell'Africa meridionale. Stiamo attraversando il delta del fiume Kuiseb, che copre un'area di 45.000 ha, attualmente in secca. Piccole dune orientate verso il mare rivelano il verso della corrente, i ciuffi di !nara sono una preziosa riserva di acqua e la salmastra Dollar Bush e' cibo per lo springbok. Al dila' del delta compare il gioco delle dune modellate dal vento. La macchina corre veloce, sale e piroetta sulle alture, si cimenta in vertiginose discese e si ferma la' dove lo sguardo spazia dove l'onda lambisce il deserto che si spinge in mare. A Sandwich Harbour, remota destinazione raggiungibile solo con il fuoristrada, il muro di sabbia avvolge ad anfiteatro la baia, dove il mare spumeggia minaccioso. Damaraland (25 sett) Piove su Swakopmund quando imbocchiamo la Skeleton Kost road. La lunga strada costeggia questo mare impervio e burrascoso che provoco' tanti naufragi, i cui relitti giacciono ancora sulle dune. Il paesaggio e' piatto e uniforme, ravvivato solo da distese di licheni. Abbandonata la costa, procediamo nell'arida regione dell'Erongo, con all'orizzonte la sagoma nera del Brandeberg alto 2573m, per poi passare nel Damaraland, che inizia a Uis. E' terra dei Damara, popolazione endemica della Namibia insieme ai Boscimani San e ai Nama. Posto di miniere, ha un fascino strano: per la strada tante "mamy" colorate, venditori di minerali, donne Herrero e Himba. Alte e slanciate le prime, nei loro vestitoni sgargianti; nude e ricoperte di terra rossa e burro, le seconde. Tutte con la pelle di velluto e gli occhi neri come tizzoni e grandi come quelli delle gazzelle. Vendono lungo la strada deliziose bamboline di stoffa. Dopo il fiume Ugab il paesaggio cambia e nelle alture pietrose compare la pianta di Mopane, risorsa preziosa. Gli infusi delle sue foglie hanno poteri medicamentosi, il legno e' un ottimo combustibile e i bruchi fuoriusciti a primavera dalle uova deposte da una farfalla, sono una insostituibile fonte di proteine. Il Twyfelfontein lodge dove alloggiamo e' circondato da una parete di arenaria rossa datata 500 milioni di anni fa e abitata dalle procavie capensis, geneticamente imparentate con gli elefanti. E' in vicinanza del fiume Aba-Huab, dove vivono gli elefanti di fiume, razza rara adattatisi a vivere lungo i guadi dai quali sanno trarre acqua anche se in secca. La fiutano e scavano nella sabbia con le larghe zampe adattate ai terreni sabbiosi. Li raggiungiamo con il fuoristrada, tra salti e scossoni, seguendo le orme e gli escrementi. Nelle vicinanze di un pozzo il gruppo compare, le femmine con i loro piccoli, una lunga fila indiana che avanza dondolando lentamente; aiutandosi con la proboscide, raggiungono i rami piu' alti di cui si nutrono, mentre i piccoli succhiano il latte. (26 sett) Twyfelfontein e' una delle piu' estese gallerie di arte rupestre del continente africano: vi sono state infatti scoperte piu' di 2500 incisioni risalenti a un periodo anteriore a 6000 anni fa, agli albori dell'eta' della pietra. Un percorso che sale tra le rocce su per la montagna abitata da babbuini, ci consente di osservarne alcune. La pietra del Kudu Danzante era un pool di informazioni per i boscimani cacciatori. Struzzi, impronte di giraffe e elefanti indicavano la via dei branchi; gli scorpioni, il pericolo nascosto tra le rocce; il kudu danzante, la presenza dell'acqua, mentre i cerchi rappresentavano i pozzi. Nella grotta piu' in alto troviamo rappresentati mirabilmente struzzi, giraffe, gnu e un orice. Si tratta delle incisioni piu' antiche, mentre i dipinti successivi antropomorfi, ottenuti con sangue, uovo e cenere di osso, risalgono a un periodo piu' recente, 1500 - 2000 anni fa. Vi sono rappresentati uomini con l'arco o seduti; cio' fa pensare a un luogo sacro, propiziatorio per la caccia. Significativa la rappresentazione di animali decapitati, ai quali si tagliava la testa per allontanare il sangue carico di veleno contenuto nelle frecce. Una serie di cerchi era una mappa delle pozze o dell'acqua sorgiva. La Burnt Mountain, a pochi km di distanza, e' una distesa di scorie vulcaniche. Sotto, un piccolo canyon dove si innalzano strutture colonnari di Dolerite. La terra degli Himba Procediamo verso nord attraversando le montagne del Damaraland e percorrendo un altopiano a 1050m disseminato di piante di Euforbia Damarana il cui lattice e' mortale per l'uomo. Oltre agli alberi di mopane, e' presente la Boscia Albitrunca o albero del pastore e la spinosa Pachypodium Lealii, nonche' l'albero faretra, splendido rappresentante dell'aridita' e l'albero bottiglia. Paradiso della Wildlife, giraffe, babbuini, orici si muovono indisturbati. Entriamo nel Kaokoland, terra degli Herero e degli Himba percorrendo una stretta gola. Sulle pendici sassose la Commiphora Glaucenscens erge i suoi rami gialli e scheletriti. Sostiamo di fronte a centenari baobab, pante succulenti che possono raggiungere 1000 anni di eta'. Il tronco gigantesco e' la fusione di tanti alberi figli, cosi' da ottenere circonferenze stupefacenti. Giungiamo a Opuwo, agglomerato polveroso, ultimo baluardo durante la guerra contro l'Angola. E' il punto ideale per incontrare le etnie che gravitano in questa zona. Le donne Himba con i loro piccoli sono a seno nudo, vestono una corta gonna di pelle e hanno il corpo ricoperto di ocra impastata con il grasso. Gli uomini, come nella tradizione pastorale, hanno il bastone e indossano un gonnellino azzurro; non mancano quelli con il macete. Le donne Herero esibiscono coreografici vestiti stile vittoriano, retaggio coloniale, e il caratteristico copricapo a due corna a ricordare la loro vita di pastori. L'ampia gonna e' sorretta da ben 6 sottogonne. Sono presenti anche i Demba, provenienti dall'Angola: donne minute, coperte di perline, i cui capelli sono raccolti sulla fronte. Il mercato e' il punto dove le etnie si incontrano e dove e' possibile osservarle. A Opuwo ricopre una discreta area. Mentre vi camminiamo alla ricerca di immagini, si avverte un acre odore di alcool; a sera molti saranno ubriachi. (27 sett) La maggior parte degli Herero vive fra la palude dell'Etosha Pan e il fiume Cubango in Angola. Un tempo erano i piu' ricchi allevatori bantu. Gli Himba ne sono un sottogruppo che ha conservato intatti leggi e costumi tribali. Con la guida Himba Qeen Elisabeth ne visitiamo un villaggio: un gruppo di capanne di sterco e fango. Entriamo in una di esse. C'e' un fuoco all'interno, una neonata che dorme, una donna che si ricopre il corpo di ocra e burro e si profuma con il fumo di erbe aromatiche. Fuori le attivita' del villaggio: chi costruisce monili, chi prepara la polenta di mais bianco, chi provvede alla toiletta di una ragazzina pulendo i suoi capelli con la cenere. Ci sono solo le donne, perche' gli uomini sono via con le mandrie a cercare pascoli in questo periodo di siccita'. Solo qualche ragazzo. Ha il ciuffo rivolto all'indietro a differenza delle femmine, i cui capelli sono pettinati a formare un ciuffo spiovente in avanti. Al centro del villaggio c'e' la capanna del capo che custodisce il recinto delle pecore e il fuoco sacro. In disparte, i granai sopraelevati. Parco Etosha Lasciamo Opuwo direzione Kamanjab al limitare del parco Etosha. Lungo la strada termitai monumentali e nella savana alberi di Siringa ricoperti di fiori rosa. Il Rustig Toko lodge dove pernottiamo e' un'oasi di fiori al limitare del brullo ed e' un paradiso per buceri, faraone, tortore africane. (28 sett) Si legge che il Parco Etosha sia una delle aree protette piu' grandi del mondo. In effetti sembra non avere confini e con le sue 32 pozze, dove poter osservare gli animali piu' disparati all'abbeveraggio, rappresenta una esperienza insostituibile. Al centro dell'area c'e' il Pan, la grande distesa salina che occupa la depressione lasciata da un ghiacciaio. Per il resto, savana e bush inaridito dalla siccita'. Vi entriamo dal Galton Gate loc. Otjovasondu e lo attraversiamo tutto. Subito ci colpiscono le orme di elefanti, che ci introducono nella realta' che stiamo vivendo. Ben presto i primi animali: Impala dal muso nero, la cui femmina priva di corna ha una striscia nera sul muso; spingbok; zebre di pianura dalle strisce anche nel ventre; kori Bustard, l'uccello piu' pesante d'Africa, dal volo goffo e Kudu. Alla prima pozza, poi, gli animali sono a branchi: Steembok e giraffe, tante giraffe e poi via, di pozza in pozza a osservare stupefatti i branchi di gnu e quelli di elefanti e di zebre fino a che il sole implacabile di mezzogiorno non arresta questa corsa verso l'acqua e gli animali immobili si stringono a gruppi all'ombra dei cespugli. Ma nel pomeriggio tutto riprende. La pozza in direzione Halali e' un pullulare di vita. Chi comanda sono gli elefanti e sembra esserci una gerarchia tra gli animali: Quando e' il suo turno, anche il rinoceronte bianco beve e poi si allontana, attraversando lentamente la strada. Piu' in la', una inaspettata sorpresa: un grosso leone sonnecchia pigro con il suo harem: quattro femmine. Ormai siamo vicini al tramonto e sulla via del ritorno, quando un gruppo di iene sbuca con fare circospetto e attraversa la strada di fronte a noi. Infine una leonessa in assetto di caccia attenta con scatto felino a un orice, ma lo manca. La ritroveremo l'indomani mattina con le fauci sporche di sangue e con due cuccioli che ha provveduto a sfamare durante la notte. Anche il lodge dove sostiamo, l'Okaukuejo, e' una piacevole sorpresa: nella pozza al limitare, illuminata dai fari, e' possibile osservare il continuo sopraggiungere all'abbeveraggio: elefanti, giraffe, rinoceronte e persino sciacalli. (29 sett) Nelle prime luci del mattino, la striscia bianca del Pan brilla al sole. Gli animali sono gia' in attivita'. Branchi di springbok si muovono con fare aggraziato tra i ciuffi inariditi di vegetazione. La strada costeggia la grande depressione del lago; interminabili branchi di gnu e zebre pascolano insieme e schierati come sono sull'argine, sembrano un esercito in attesa. Le immagini si susseguono: elefanti, antilopi di ogni tipo, rapaci, voli di aquila pescatrice. Nell'ultima pozza l'acqua e' chiara e limpida. Vi spicca la spatola, uccello filtratore, e l'Elan, la piu' grande antilope d'Africa, il cui maschio puo' superare i 900kg di peso. Ormai il sole si avvicina allo zenit e gli animali si nascondono sotto le piante. Con questa ultima immagine negli occhi, usciamo dal parco. Kavango Proseguiamo verso est. Ci fermiamo a Tsumeb, citta' mineraria, e poi a Grootfontein a vedere la meteorite di Hoba, la piu' grande del mondo. Attraversiamo un territorio collinare ricoperto di bassi cespugli ai quali la siccita' impedisce di germogliare e arriviamo al Fiume Lodge, una radura nel bush. Le bestie vengono ad ebbeverarsi alla pozza. Sembra di essere in un racconto di Hamingway. (30 sett) Questa e' la terra dei Boscimani. Vivono in piccoli gruppi, composti raramente da piu' di 20 persone; conducono tuttora una vita primitiva, vivono di caccia, attualmente proibita in Namibia, e di raccolta. Gli uomini uccidono la selvaggina con una tecnologia elementare. Cacciano con archi e frecce di osso o di metallo avvelenate e con trappole e tagliole che costruiscono ingegnosamente. Le donne si dedicano alla raccolta di vegetali selvatici e commestibili. I loro accampamenti sono temporanei. Sono piccoli ed esili, con la pelle levigata e dorata che richiama il colore della sabbia, le natiche e le gambe compatte sono atte alla corsa. Hanno il naso piccolo e schiacciato, zigomi alti e gli occhi a mandorla. Le donne sono a seno scoperto e gli uomini indossano un perizoma. Raggiungiamo un villaggio boscimane percorrendo 74km di sterrato e 5 di tracciato nella sabbia. Il villaggio e' nascosto nel bush: si chiama Ju Hoansi San. Lo precede un piccolo shop che espone i loro fantasiosi monili a base di semi e uova di struzzo. Da quando lo Stato ha proibito la caccia, si guadagnano di che vivere vendendo i loro manufatti e intrattenendo i turisti, mostrando loro come si puo' spravvivere in condizioni estreme. L'anziano cacciatore ci parla della caccia e ci mostra le frecce contenute nella faretra ottenuta con un ramo di Aloe Dicotoma; li c'e' anche la cannuccia per aspirare l'acqua dal tronco delle piante durante la lontananza dal villaggio e l'inseparabile ascia che all'occorrenza e' anche pipa. Il veleno fatale per la preda viene estratto dall'Euforbia Damarana o dalla larva di un coleottero che nella stagione delle piogge si sviluppa alla base dei cespugli di terminalia, sulle cui foglie vengono deposte le uova. La corda dell'arco, fatta con foglie di palme intrecciate, servira' anche per costruire le ingegnose trappole per le faraone, cibo per il villaggio, ma anche per il cacciatore durante la lunga assenza. Un ramo di Manghetti per fabbricare l'arco, due per ottenere il fuoco strofinando. Alle donne e' affidato non solo il compito di raccogliere bacche e radici, ma anche piante medicamentose: lo Snaik bush per tutti i mali, il Kiat per i problemi respiratori, la Canfora come antireumatico. Canti e danze concludono al nostra visita. Caprivi e Parco Mamili La strada che porta a Rundu e' dritta all'infinito. Lungo la strada, giacarande fiorite e palme di Makalani, i cui frutti intagliati diventano monili. Ci fermiamo a Mururani e visitiamo l'orfanotrofio che ospita 350 ragazzi dai 7 ai 18 anni, sorto per una donazione dei Cavalieri di Malta. Quindi entriamo nella regione del Kavango. Villaggi di capanne si affacciano sulla strada, figurine colorate accoccolate sui bordi, odore di Africa nell'aria, grandi alberi di Marula e ficus. Rundu e' sul fiume Okavango che segna il confine con l'Angola. Nasce in centro Africa, forma un grande delta e va a morire nel deserto del Kalahari. Il nostro lodge, Hakusembe Lodge, e' sul fiume. A sera, lontano dalla citta', la volta celeste rivela tutte le sue stelle. (1 ott) Rundu e' la citta' piu' grande e piu' povera del Kavango. Non ha identita', se non quella di essere Africa Nera, e un commercio uniformemente diffuso. Attraversiamo le bidonville e visitiamo l'Asilo Ballini, che offre scuola e cibo ai bambini del quartiere. In nostro onore i bambini cantano in italiano. La strada prosegue diritta verso il Botswana. E' la regione dei fiumi, cosi' nei villaggi si lavora la cannuccia e se ne fanno fasci utilizzati per costruire tetti e recinzioni. L'Okavango e' una striscia blu che corre verso il deserto dove andra' a morire. Il Nunda lodge e' sul fiume, e' un'oasi di fiori. Nell'acqua, le donne, immerse fino alla cintola, camminano distribuendo le reti per la pesca. Entriamo nel Caprivi, attraversato dal fiume Kwando e territorio dei Caprivian. Qui le capanne, circondate da un'alta staccionata, sembrano fortini. A Kongola abbandoniamo l'asfalto e imbocchiamo la strada sterrata in direzione sud fino a Sangwali. Come un preistorico villaggio fortificato, le capanne sono protette dall'alto recinto di canne e pali; nelle vicinanze scorre il canale dove i ragazzi si divertono tuffandosi. Lo oltrepassiamo a guado. Da questo momento in poi la macchina procede su un sentiero spesso sabbioso, sempre sconnesso e tra balzi e sobbalzi, si addentra nella foresta. Siamo nell'area umida alimentata dal fiume Kwando. Gli specchi d'acqua si alternano a marcite ricoperte di canne palustri e alberi ad alto fusto, le cui corteccie martoriate rivelano il passaggio degli elefanti. Giungiamo al lodge, Nkasa Lupala, una struttura costruita in perfetta armonia con la natura, in un ambiente dove non ci sono barriere, ma libero e' l'accesso degli animali, cosi' che a sera raggiungiamo il nostro bungalow scortati. (2 ott) Seduta sul letto e rincantucciata sotto il piumino godo dei colori dell'alba e del trionfo del sole, mentre in lontananza barriscono gli elefanti in questo posto incredibile. Di fronte al lodge scorre il canale Harubando. L'acqua ferruginosa e trasparente e' costellata di ninfee e le sponde sabbiose sono bordate di cannucce palustri. Sono l'habitat di una miriade di uccelli: la Giacana Africana color ruggine, l'Airone dal dorso scuro, la Cicogna dal becco aperto che si nutre di lumache, la gallinella d'acqua, nonche' Cormorani, egrette bianche, martin pescatore bianco e nero e il Turaco Grigio. Sugli alberi ad alto fusto volteggiano falchi, gazze averla e l'aquila pescatrice dal petto bianco. Sulle sponde, gruppi di elefanti si allontanano pigramente. Il Nkasa Lupala Park e' la piu' estesa area umida della Namibia ed e' un paradiso per gli animali che vi vivono ed e' un corridoio per gli elefanti che si spostano dal Botswana all'Angola e allo Zambia. Il parco copre un'estensione di 3700 ha ed e' formato da isolotte boscose, paludi, marcite e canali; le isole piu' grandi sono Nkasa e Lupala. Lo si puo' percorrere solo con il fuoristrada e con la barca. Qui vive l'antilope d'acqua amante delle paludi, nonche' spring bok, kudu, impala, red bok e facoceri. Negli specchi d'acqua si immerge l'ippopotamo, ovunque gruppi di elefanti e nella laguna i bufali africani. Non mancano i rettili, come il Varano che trotterella sul prato davanti ai nostri occhi. Ha la coda tigrata ed e' perfettamente mimetizzato con il fango. Si nutre di rane e di uova; ha un sistema uditivo funzionante e la lingua retrattile; per difesa usa la coda come frusta. Ma la presenza piu' affascinante e' data dagli elefanti. Quando con la barca raggiungiamo la laguna alimentata dal fiume Linyanti, ci troviamo di fronte a un branco che, in questa zona aperta ai safari da solo un mese, non conosce la presenza umana e che e' sulle difese, lanciando nell'aria profondi barriti. Poi la calura inizia a diminuire e ci avviamo al tramonto; gli elefanti affondano in acqua la proboscide ed e' un continuo sopraggiungere cosi' che sulla riva si forma uno schieramento compatto: cuccioli, femmine e maschi e su tutti troneggia il barrito dei piu' prepotenti. Chobe ed Victoria Falls (3 ott) Riprendiamo la nostra strada e oltrepassata Katina Mulillo, la citta' piu' a est della Namibia, passiamo in Botswana. All'altezza della dogana la strada domina il verde letto del fiume Chobe, dove pascolano mandrie di mucche. Giganteschi baobab ci danno il benvenuto. Il Kube lodge nelle vicinanze di Kasane e' in splendida posizione sul fiume. Vegetazione tropicale ombreggia i bungalows e facoceri e antilopi girano indisturbati. (4 ott) Il Chobe National Park include il fiume e si estende con il bush lungo le rive sabbiose, regno di cicogne dal becco giallo, spatole, maribu e oche egiziane. Nell'aria fredda del primo mattino ci aggiriamo con il fuoristrada tra i cespugli: giraffe, impala, kudu, sciacalli, manguste e gruppi di elefanti, madri e cuccioli; qualcuno succhia il latte alzando la proboscide. Sono piu' piccoli dei namibiani, ma hanno zanne lunghe e si distinguono per avere le zampe anteriori rotonde, le posteriori ovali. Su tutti volteggiano le bellissime aquile pescatrici in cerca di prede. In acqua gli ippopotami fanno emergere la grossa testa per respirare. Li vedremo da vicino quando, nel pomeriggio, percorreremo il fiume in barca. L'acqua torbida del fiume nasconde il mondo fantastico degli animali acquatici. Grossi coccodrilli nuotano lenti, mentre i piccoli da poco usciti dalle uova sostano a riva tra le ninfee dove saltella la giacana e si muove la Water Monitor, grossa lucertola dal muso allungato che si nutre di uova, rane e crostacei. Il Chobe si divide in due rami che delimitano l'isola sabbiosa dove pascolano i Red Lechwe, antilope color castagna, che predilige l'acqua e i common waterbok dal cerchio bianco disegnato postriormente. Anche il Babbuino nero vive qui in grandi branchi. Ma gli elefanti sono quelli che ancora una volta sanno darci emozioni. E' il tramonto. Un grosso elefante ci viene incontro, siluette nera contro il sole rosso, si tuffa in acqua e attraversa lentamente il fiume. Il sole si nasconde all'orizzonte, il cielo e' minacciosamente viola e le acque si tingono di grigio. Rimaniamo attoniti e estasiati di fronte a tanta bellezza. (5 ott) Ultima tappa: Victoria Falls.Usciamo dal Botswana ed entriamo nello Zimbabwe. La cittadina di Victoria Falls sembra essere costruita per i turisti: negozi, mercato artigianale, alberghi. Le cascate, formate dal fiume Zambesi con un salto che supera i 100m, sono annoverate tra le sette meraviglie naturali del mondo e dichiarate patrimonio dell'Umanita'. Ci colpiscono per la spettacolarta' e la maestosita', anche se noi le abbiamo viste in un periodo di siccita' e non nel pieno della loro portata. Nella gola l'acqua irrompe tuonando, forma gorghi apocalittici e si diperde nell'aria con milioni di minutissime goccioline, una nebbia che ci bagna e che sotto i raggi del sole disegna fantastici arcobaleni. E' l'ultima sera tutti insieme. Una cena al suono dei tamburi nel tipico locale Boma dove affluiscono centinaia di turisti. Poi il commiato. I saluti sono sempre velati di mestizia, ma questa volta lo sono di piu'. Rolando non e' stato solo la nostra guida, e' stato un amico. Vicenza 21 ottobre 2013 Biancamaria Natrella

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